In un mondo che corre, chi si ferma spesso viene frainteso.
Fermarsi è visto come una debolezza, un lusso, un capriccio per pochi. Ma è davvero così? Oppure ci siamo solo dimenticati che fermarsi è un diritto, anzi, una necessità?
Viviamo immersi in una cultura della performance, dove il valore personale sembra misurarsi in base a quanto si produce, a quanto si resiste, a quanto si sacrifica. Rallentare è quasi un atto di disobbedienza. Eppure, ogni essere vivente ha bisogno di pause. Anche la terra si rigenera lasciando i campi a riposo. Anche il cuore alterna battiti e silenzi in un equilibrio perfetto.
Fermarsi non significa rinunciare. Significa riconnettersi.
Con il proprio respiro, con il corpo, con ciò che davvero conta. È in quel momento di quiete che si chiariscono i pensieri, che emergono intuizioni, che si ascolta quella voce interiore che spesso soffochiamo sotto il rumore delle cose da fare.
Ma per farlo serve una cosa semplice e allo stesso tempo difficile: concederselo.
Ti permetti di mettere in pausa, anche solo per qualche istante, l’incessante bisogno di fare, rispondere, sistemare, correre?
O ti senti in colpa anche solo all’idea di prenderti un pomeriggio per non fare nulla?
Un mese fa, dopo una banale caduta, al pronto soccorso mi hanno dato una prognosi di tre settimane per una frattura. Niente di grave, eppure quell’osso, per ricomporsi, aveva bisogno esattamente di tre settimane. Sai qual è stata la mia prima reazione? “Ma come faccio? E’ un tempo troppo lungo!” e intanto sono passate davanti a me le immagini di tutto quello che non avrei potuto fare. Al medico non è interessato il mio disappunto. Tre settimane, antidolorifici, fasciatura rigida e arrivederci signora.
Ho impiegato qualche giorno per metabolizzare, riorganizzare le mie giornate, imparare a chiedere aiuto. Ho accettato la pausa, ho conosciuto la solitudine e guardato ai momenti di silenzio. E’ stato facile? No, ma è stato produttivo comunque.
Concedersi una pausa è un atto di cura. È un modo per dire a sé stessi: “Io valgo anche quando non sto producendo nulla”.
E questo non ha nulla a che vedere con la pigrizia. Ha a che fare con la dignità. Con l’autenticità. Con il rispetto dei propri tempi, dei propri limiti, della propria umanità.
Allora prova, oggi, a fermarti per un minuto. Respira. Ascolta. Non fare niente.
E se senti salire il disagio, guardalo con gentilezza. È solo il riflesso di un’abitudine da disimparare.
Fermarsi è un diritto. Ma solo tu puoi concedertelo.
Ogni volta che lo fai, stai scegliendo di onorare te stesso, te stessa.
Dimmi: ti concedi il diritto di fermarti?
Alessandra Bonizzoni
