La “Memoria dell’Acqua”

La “Memoria dell’Acqua”: Tra Scienza, Spiritualità e le Visioni di Masaru Emoto.

L’acqua, prima fonte di vita e simbolo di purezza, ha da sempre affascinato l’uomo. L’idea
che possa contenere una specie di memoria, la capacità di conservare tracce delle
vibrazioni o delle energie con cui entra in contatto, ha attirato la curiosità di molti.
La “memoria dell’acqua” rimane un argomento che oscilla tra la spiritualità e lo scetticismo
del rigore scientifico.

Masaru Emoto, nato in Giappone nel 1943, è stato un ricercatore internazionale che ha
oJenuto fama mondiale per aver mostrato come l’acqua sia profondamente connessa alla
nostra coscienza individuale e collettiva. I suoi studi si sono orientati sui misteri dell’acqua,
dall’uso quotidiano, all’acqua presente sulla Terra o all’interno del corpo umano e che i
cristalli d’acqua ne riflettano l’essenza. Egli è diventato una figura centrale nel dibattito
sulla “memoria dell’acqua” grazie ai suoi esperimenti fotografici sui cristalli d’acqua
congelata. Nel suo libro più celebre, “I Messaggi Nascosti nell’Acqua”, Emoto presentava
fotografie di cristalli d’acqua che assumevano forme diverse a seconda delle parole, della
musica o delle intenzioni a cui erano stati esposti.

Secondo Emoto, l’acqua esposta a parole positive come “amore” e “gratitudine” formava
cristalli armoniosi e decisamente belli da vedere mentre quella esposta a parole negative o
musica heavy metal produceva cristalli disarmonici e disorganizzati. Allo stesso modo,
Emoto sosteneva che l’acqua proveniente da fonti pure e incontaminate generava
naturalmente cristalli splendidi, mentre l’acqua inquinata o trattata mostrava strutture
caotiche. Le immagini mostrate da Emoto, hanno avuto un grande impatto sul pubblico e
alimentato l’idea che l’acqua abbia la capacità di modificare la sua struttura e le sue
caratteristiche intrinseche a seconda dell’esposizione a fonti energetiche, vibrazionali o di
coscienza umana di diverso tipo. Il suo lavoro ha trovato sostenitori in ambienti spirituali,
olistici e nel campo del benessere alternativo.

Nonostante la popolarità delle sue idee, il lavoro di Masaru Emoto è stato accolto con forte
scetticismo dalla comunità scientifica tradizionale. Perché un esperimento sia considerato
valido scientificamente, è fondamentale che possa essere riprodotto da altri ricercatori in
condizioni controllate, ottenendo risultati simili. Nel caso degli esperimenti di Emoto,
numerosi tentativi di replica da parte di laboratori indipendenti non sono riusciti a
confermare le sue osservazioni.

Inoltre, la mancanza di un meccanismo fisico o chimico in grado di spiegare come l’acqua
potrebbe “memorizzare” informazioni complesse come parole o intenzioni a livello
molecolare, rappresenta un ostacolo fondamentale all’accettazione scientifica della
“memoria dell’acqua” così come proposto da Emoto. Le interazioni tra le molecole d’acqua
sono rapide e le strutture che si formano sono transitorie, rendendo improbabile la
conservazione a lungo termine di informazioni specifiche. La bellezza e la suggestione delle
sue fotografie non hanno potuto sostituire la necessità di un rigoroso controllo
sperimentale e di una solida base teorica.

Per un attimo pensiamo ai suoni, ai movimenti, alle vibrazioni, ai colori, questi sono da
sempre gli strumenti dell’espressione artistica dell’uomo. Il professor Carlo Ventura
medico, dottore di ricerca in biochimica, cardiologo è professore ordinario di biologia
molecolare presso la scuola di medicina dell’università di Bologna, in un’intervista racconta
che, nel 2016, sul palcoscenico del teatro San Leonardo di Bologna, insieme a Milford
Graves, una leggenda delle percussioni jazz, e ad Alessandro Bergonzoni, attore, c’erano
cellule staminali umane del grasso sul piano di lavoro di un microscopio dotato di una
speciale telecamera capace di cogliere le vibrazioni emesse da queste cellule e farle vedere
al pubblico. Lo spettatore in quel momento si trasformava in esploratore.

La sorpresa del pubblico è stata grande quando, ha potuto osservare che, al variare dell’esibizione del
percussionista, le cellule cambiavano il loro ritmo, la loro vibrazione. Ad Alessandro
Bergonzoni è stato chiesto, invece, di fare tre cose: recitare un brano con voce urlata, un
brano molto comico, e una preghiera improvvisata alle cellule. Ciò che è stato possibile
osservare è che, quando ha raccontato qualcosa di comico, gridando tanto, si attivava solo
la superficie delle cellule. Parlando alle cellule ha chiesto se essendo loro staminali, non
fossero in grado di rigenerarci e sollevarci dalla nostra triste condizione umana.

Lì, si è attivato il nucleo. Ecco quindi che ogni manifestazione artistica può parlare a dinamiche
più profonde della nostra biologia. Forse, noi tutti vibriamo con l’universo pur non
percependone le vibrazioni e, come nell’universo, così è nella biologia. Il nostro DNA ha
solo l’un percento che funziona e che chiamiamo geni, il resto è epigenetica. Adesso
sappiamo che forse la bellezza, la risonanza, l’amore, forse, fanno vibrare le nostre cellule.
Ma le nostre cellule sono composte per il 95% di acqua e allora torniamo a Emoto e alla
sua osservazione e, forse, ci viene da pensare che siamo ben più che una macchina
perfetta. Pensare di costruire intorno a noi un ambiente dove le buone parole, la buona
musica, i buoni pensieri siano una costante, forse, potrebbe essere un buon aiuto nel
ritrovare, vivere e nutrirci dell’armonia che ci ha creati.

Barbara Venezia

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